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di Maurizio Papaleo, 10 giugno 2019

L'intervento più difficile: dire no a un paziente

Avevo di fronte una bellissima ragazza che voleva, solo per scopi promozionali, aumentare il seno che Madre Natura aveva già reso perfetto. Sarebbe stato per me, probabilmente, un modo per farmi pubblicità, ma allo stesso tempo avrei modificato qualcosa di ottimo senza la garanzia di un risultato altrettanto perfetto.

Arrivò puntualissima nel mio studio un pomeriggio d’estate. Era una bella ragazza, giovane, poco più che ventenne, capelli lunghi e mossi, viso particolare, bellezza mediterranea. Un gran bel fisico, tipica perfezione che quell’età regala alle giovanissime. Non aveva detto, nel prendere appuntamento, per quale ragione avesse voluto quella visita e immaginavo fosse per una qualche piccola imperfezione che voleva cancellare. Una cicatrice? Un cuscinetto di grasso in qualche parte del corpo che le dava un piccolo sottile disagio al rimirarsi allo specchio?

Rimasi davvero sorpreso quando mi disse che voleva una mastoplastica additiva. Era un’aspirante soubrette, era stata accettata in un programma televisivo per il quale avrebbe dovuto restare sotto i riflettori per parecchie ore al giorno; le telecamere l’avrebbero ripresa ovunque, spesso anche in costume da bagno. Voleva aumentare il seno perché lo trovava assai piccolo e lo voleva di almeno due taglie in più.

Durante la visita a cui sottoposi la ragazza, scoprii che aveva già una taglia quarta e il seno più bello che avessi mai visto nella mia lunga carriera di chirurgo plastico: rotondo e proporzionato. Aumentare il seno della ragazza, inserendo protesi mammarie di anche solo due taglie in più, sarebbe stato un sacrilegio.

Mi tornò in mente una lunga conversazione che ebbi anni prima, nel ‘93 a Crotone, in occasione del Premio Kroton al quale partecipò il Prof. Ivo Pitanguy e al quale fu consegnata l’onorificenza di quell’anno:

“Imparerai, caro Maurizio, che la cosa più difficile per noi chirurghi plastici, a un certo punto della nostra carriera, è il saper dire di no a un paziente, e rifiutarci di operarlo. La capacità di ridare giovinezza e freschezza alle sembianze umane ci farà sentire sempre di più artisti, scultori di corpi e potenti come delle divinità. Mentre siamo solo esseri umani, con tutte le nostre limitazioni e miserie. Perciò scoprirai quanto può essere difficile saper dire “No, mi spiace signora, non posso operarla”, ma anche quanto necessario sia imparare a farlo. Solo quando sapremo pronunciare queste parole senza rimpianti, potremo dirci veramente chirurghi professionisti”.

Le parole del Prof. Ivo Pitanguy mi risuonarono in testa proprio in quel momento: avevo di fronte una bellissima ragazza che voleva, solo per scopi promozionali, aumentare il seno che Madre Natura aveva già reso perfetto. Sarebbe stato per me, probabilmente, un modo per farmi pubblicità, per veicolare anche se sussurrato in certi ambienti il nome mio e del mio studio. Ma allo stesso tempo avrei modificato qualcosa di ottimo senza la garanzia di un risultato altrettanto perfetto.

Lo scopo della chirurgia plastica è restituire un po’ dell’antica freschezza a chi l’ha perduta, donare nuovamente un volto umano a chi ne è stato privato, regalare nuova sicurezza a chi ha perso la propria autostima. E non abusare della propria abilità a uso e consumo della vanità umana.

Rifiutai di operarla. Non mi sono mai pentito di aver rinunciato all’operazione.

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Maurizio Papaleo - MioDottore.it
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