La scuola brasiliana del Prof. Ivo Pitanguy

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Un sogno diventato realtà: la scuola brasiliana del Professor Ivo Pitanguy

È iniziata così. Una telefonata in un giorno noioso. Un broncio per un intervento a cui non avevo potuto assistere. Una chiacchierata con il Dr. Francesco Mazzarone, istruttore allora e oggi direttore dell’Istituto Pitanguy di Rio de Janeiro, conosciuto per essere la sede della scuola brasiliana.

Primavera 1989

Ormai ero a Bologna dal 1976. Da dodici anni, nel frattempo mi ero laureato in Medicina e Chirurgia e frequentavo allora il reparto di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, diretto dal Prof. Carlo Cavina. Avevo sempre saputo di volermi specializzare in Chirurgia Plastica: fin dai miei diciassette anni raccoglievo articoli del Prof. Ivo Pitanguy, fondatore della scuola brasiliana, ovunque ne vedessi pubblicati. Li ritagliavo e li conservavo in una cartellina che ho custodito gelosamente fino a qualche anno fa. Era inevitabile che, una volta laureato, finissi nel reparto ospedaliero all’epoca più all’avanguardia e sede della Scuola di Specializzazione di Bologna.

Era una mattina frenetica: un paio di ustionati gravi, due labio-palatoschisi da operare in urgenza. Tutto il personale medico e para-medico del reparto era in allerta e non c’era molto tempo per altro se non entrare e uscire dalla sala operatoria. Io, medico frequentatore, fui assegnato allo studio del Prof. Cavina e a rispondere alle telefonate. Con un broncio evidente perché avrei voluto assistere agli interventi in programma, mi predisposi a trascorrere una mattinata noiosissima. Fu in quel momento che il telefono del reparto squillò.
“Vorrei parlare con il Prof. Cavina. Sono Mazzarone, della Santa Casa da Misericordia di Rio de Janeiro”.
Non feci caso, inizialmente, al nome dell’ospedale da cui il dottore, con perfetto accento italiano, mi diceva di chiamare. E sì che io di Pitanguy e della scuola brasiliana conoscevo tutto a memoria.

“Il Prof. Cavina è in sala operatoria, sono il Dr. Papaleo, in cosa posso aiutarla?”

“Domani sarò a Bologna. Parto oggi da Rio de Janeiro. Vorrei poter visitare il reparto se fosse possibile.”

“Rio de Janeiro?” Le sinapsi mi si erano immediatamente attivate. Rio de Janeiro significava solo una cosa, per me.

“Sì, sono uno degli istruttori della Santa Casa da Misericordia. Il direttore è il Prof. Ivo Pitanguy, fondatore della scuola brasiliana.

A quel punto l’emozione era davvero troppa; stavo parlando con uno degli allievi del mio idolo. Mi disse che chiamava a proposito del Simposio Internazionale di Chirurgia Plastica, che si sarebbe tenuto da lì a qualche mese. Io, che non sono mai stato una persona timida, mi azzardai a domandare:

“Dottor Mazzarone, sarebbe possibile, nel caso, poter parlar con lei per avere notizie sulla Scuola brasiliana del Prof. Ivo Pitanguy? Stavo pensando di provare a dare gli esami per entrare a Rio.”

“Certamente. Se lei mi farà da Cicerone nel reparto, io poi le parlerò della scuola brasiliana e risponderò a tutte le sue domande.”

È iniziata così. Una telefonata in un giorno noioso. Un broncio per un intervento a cui non avevo potuto assistere. Una chiacchierata con il Dr. Francesco Mazzarone, istruttore allora e oggi direttore dell’Istituto Pitanguy di Rio de Janeiro. Un’ora che non dimenticherò mai, davanti a un tè freddo e a una Coca Cola sui colli bolognesi.

“A Bologna, in reparto, se ero fortunato riuscivo soltanto a vedere un intervento di quelle proporzioni, mai e poi mai assistere come assistente, di sicuro nessuno mi avrebbe mai messo in mano il bisturi per suturare, figuriamoci per incidere, scollare, ricucire. Era un sogno. Dovevo assolutamente andare a Rio de Janeiro.”

Come è strutturata la Scuola brasiliana del Prof. Ivo Pitanguy?” domandai a bruciapelo.

“Ci sono due istituti universitari: la Carlo Chagas e la Ponteficia Universidade Catolica. Entrambi gli istituti accettano cinque studenti in scuola di specializzazione. Dieci in tutto, cinque brasiliani e cinque stranieri che provengono da tutte le parti del mondo. Si può fare domanda mediante l’invio di un curriculum vitae professionale, requisito fondamentale è quello di aver frequentato per tre anni almeno una scuola di specializzazione in chirurgia generale; si entra sostenendo un esame che è articolato su tre fasi.”

“Su tre fasi?”

“Sì, la prima fase è un test a scelta multipla su argomenti di medicina generale. Passato il test c’è un colloquio con i docenti della Scuola. Una volta ottenuto il via libera da parte dei docenti, l’ultimo colloquio è con il Professor Pitanguy in persona. E il Professore ha l’ultima parola per entrare o meno nella scuola brasiliana.”

“Quanti fanno domanda ogni anno?”

“Più o meno un centinaio.”

Cento aspiranti per soli dieci posti?”

“Sì. Che per gli stranieri diventano cinque… Non è tanto. Lo so.”

E dopo? Una volta entrati? Che possibilità c’erano di poter apprendere una professione? C’era una vera possibilità oppure sarebbe stato solo uno sforzo e un sacrificio inutile?

“Gli studenti devono frequentare senza fare assenze per tre anni completi. La Scuola brasiliana prevede lezioni tecnico pratiche durante il giorno presso la Casa da Misericordia, stage presso altri reparti di chirurgia specifica quali Maxillofacciale, Chirurgia della Mano, o il reparto dei Grandi Ustionati, e un mese, tutti i tre anni, di residenza presso la Clinica del Prof. Ivo Pitanguy. Di sera, invece, lezioni accademico-scientifiche sulle tecniche chirurgiche più innovative. Tre mesi di lezioni e un esame, tesi finale e consegna del diploma di specializzazione alla fine del terzo anno.”

Sì, d’accordo. Ma le chirurgie? Si impara a operare?

Il primo anno gli studenti potranno solo assistere in sala operatoria. Assisteranno e seguiranno invece la routine di medicazione, che per il Professor Pitanguy è una fase importantissima della chirurgia. Verso la metà del primo anno invece avranno la facoltà di cominciare a operare piccola chirurgia ambulatoriale presso la Santa Casa. Si arriva a fare qualcosa come 200 o 300 nevi e revisioni di cicatrici in un anno. Ma ci saranno anche urgenze, guardie notturne – almeno due al mese – e tanta piccola chirurgia da arrivare ad averne la nausea.”

E i grossi interventi?

“Il secondo anno gli studenti continueranno ad assistere gli istruttori e i primi operatori in chirurgia, più o meno come il primo anno. Potrà capitare però che ai più svelti e portati gli istruttori a metà anno inizino già a dare in mano il bisturi, per iniziare a fare qualche sutura su qualche lifting o mastoplastica. Ma incidere e tagliare ancora no.”

E poi?

Al terzo anno tutti gli studenti di quel corso di specializzazione diventeranno ufficialmente primi operatori. Sempre coadiuvati dagli istruttori, saranno loro i responsabili della chirurgia e della successiva medicazione fino al risultato finale.”

Ma… quante chirurgie eseguiranno gli studenti del terzo anno?

“In genere si esce dalla scuola brasiliana del Prof. Ivo Pitanguy con almeno sei lifting completi, una trentina di mastoplastiche riduttive, una ventina di mastoplastiche additive, dieci addominoplastiche, dieci nasi, una trentina di liposuzioni e anche due o tre labio-palatoschisi e labbri leporini.”

Così tanti? Non credevo alle mie orecchie. A Bologna, in reparto, se ero fortunato riuscivo soltanto a vedere un intervento di quelle proporzioni, mai e poi mai assistere come assistente, di sicuro nessuno mi avrebbe mai messo in mano il bisturi per suturare, figuriamoci per incidere, scollare, ricucire. Era un sogno. Dovevo assolutamente andare a Rio de Janeiro.

Andai a Rio per sostenere l’esame nel dicembre di qualche anno dopo. Fui accettato alla P.U.C. ed entrai in Scuola di Specializzazione con il Prof. Ivo Pitanguy. Anni esaltanti. Duri, difficilissimi, ma la scuola brasiliana è stata una scuola professionale e di vita impareggiabile. Ne sento ancora oggi la profonda nostalgia.

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Specialistica in Medicina e Chirurgia con votazione 110 e lode.

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