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di Maurizio Papaleo, 13 maggio 2019

Face lifting: il sogno di Geraldinha

La ricordo perfettamente, Geraldinha. Era una bella signora di 78 anni, segnata dal tempo e dalle fatiche di una vita, ma con la solarità tipica dei brasiliani. Ero a Rio de Janeiro alla Santa Casa da Misericordia del Prof. Ivo Pitanguy quando la conobbi, ed effettuai su di lei il mio primo face lifting.

[Per motivi di privacy il vero nome del protagonista dell’articolo è stato cambiato con un nome di fantasia]

Geraldinha era una bella signora di 78 anni. Minuta, un viso tondo e lungo, sulle guance e attorno agli occhi i segni del passare del tempo e della stanchezza dovuta a una vita di sacrifici. Ero al primo anno di corso alla Santa Casa da Misericordia del Prof. Ivo Pitanguy a Rio de Janeiro, e fui io ad accoglierla nell’ambulatorio per la prima visita di protocollo per le operazioni chirurgiche. Caso raro, ritrovai il suo nome sulla mia lista operatoria la prima settimana del terzo anno: effettuai su Geraldinha il mio primo face lifting.

Aveva anche un carattere solare e allegro, come la maggior parte dei brasiliani. Ci si abitua in fretta alla cadenza musicale del portoghese brasiliano, a quelle parole tonde e melodiose, a quello strusciare le “gi” e le “esse”, a quei tanti diminutivi e punti interrogativi a chiudere le frasi. I brasiliani e soprattutto i carioca, gli abitanti di Rio de Janeiro, sembra sempre che danzino anche mentre parlano, che ballino il samba o il pagode. E Geraldinha non era da meno. Ma in più sorrideva sempre, anche quando era seria, con gli occhi. Forse per questo le sue guance erano solcate da profondi crateri attorno al naso e alle labbra, come se per la stanchezza si fossero abbandonate al trascorrere degli anni.

“Ho cresciuto cinque figli. Li ho fatti studiare. Li ho diplomati e adesso hanno tutti trovato lavoro. Sono nonna. E i soldi li ho messi da parte. Prima di morire voglio farmi questo regalo, qualcosa solo per me, voglio farmi un face lifting.”

“Voglio morire bella” mi disse, quando le chiesi perché mai a 78 anni volesse farsi un face lifting. “La prima cosa che farò, quando sarà tutto finito e mi sarò ripresa dalla chirurgia, sarà quella di andare da un fotografo professionista e mi farò fare un ritratto con il mio nuovo volto bellissimo.”
“E perché mai, Geraldinha? Perché spendere tanti soldi per una cosa simile?”
“Ho cresciuto cinque figli. Li ho fatti studiare. Li ho diplomati e adesso hanno tutti trovato lavoro. Sono nonna. E i soldi li ho messi da parte. Prima di morire voglio farmi questo regalo, qualcosa solo per me, voglio farmi un face lifting.”
“Sì, ho capito. Ma perché?”
Presso la Santa Casa da Misericordia tutti gli abitanti dello stato di Rio de Janeiro possono avere accesso gratuitamente all’ambulatorio per piccola chirurgia, ma possono anche sottoporsi a interventi di chirurgia plastica a cifre modiche, per pagare il materiale chirurgico del reparto diretto, appunto, dal Prof. Pitanguy. Nessun paziente che si sottoponga a chirurgia plastica, alla Santa Casa, può evitare il colloquio con lo psicologo, è un protocollo che in Brasile è dato quasi per scontato.
“Voglio che sulla mia lapide ci sia il volto di una donna bella, non stanca, non triste. Voglio sorridere con le mie guance lisce come quando ero ragazza, e che i miei occhi siano sorridenti come quando sono nati i miei figli. Voglio morire da donna bella, non da donna stanca.”
E così fu. Il mio primo face lifting restituì allegria al sorriso di Geraldinha, una pelle più fresca e un’espressione più tonica, cancellando la stanchezza da quegli occhi.
Non l’ho mai dimenticata.

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